Hai mai sentito una tua amica dire “vorrei il sorriso di Julia Roberts?”

[Scopri come, prima di somigliare a qualcuno, la cosa davvero importante nel mio lavoro è “ritrovare” il tuo sorriso]

Molte volte nella mia carriera di chirurgo maxillo-facciale mi sono state avanzate alcune richieste stravaganti (o quantomeno improbabili) da pazienti che avevano un senso della realtà probabilmente un po’ distorto.

Per essere più precisi, qualcuno si è rivolto a me chiedendomi di ritoccare il naso in modo che fosse simile a quello di Sofia Loren; altri mi hanno chiesto più banalmente di perdere le orecchie di Dumbo, altri ancora di avere il sorriso di Julia Roberts o altre star del cinema.

A tutti ho risposto che raggiungere ideali assoluti di perfezione e bellezza è molto difficile, soprattutto perché bisogna considerare molti fattori tecnici – oltre che la situazione generale di partenza e la proiezione sovradimensionata dal proprio ego – i quali a volte non consentono purtroppo di agire nella direzione da loro sperata.

Quando un paziente non ha la percezione di ciò che si può o non si può fare nelle sue specifiche condizioni, cerco di sensibilizzarlo e di chiarire i suoi dubbi.

Capita poi che non si possa agire in modo totalizzante così come il paziente immagina.

In questi casi cerco di far capire ai pazienti che magari non potranno ottenere il risultato così come è stato costruito nella loro mente

Eppure c’è un modo, ovviamente anche grazie alla tecnologia molto avanzata, messa a disposizione della chirurgia, per trasformare un “difetto” in un dettaglio caratteristico e molto personale.

Non posseggo bacchette magiche, né pezzi di ricambio umani, ma analizzando con attenzione ogni singola situazione, ho capito, negli anni, che si si può rendere speciale ogni imperfezione.

Ma c’è sempre un’eccezione.

Un giorno Stefania, la mia assistente igienista, mi informa che in sala d’attesa c’è una nuova visita.

Guardo il monitor della telecamera e vedo una figura molto esile di donna che attende il suo turno.

Sembrava avesse l’aria un po’ rassegnata.

Con lei c’è un uomo, che poi si è rivelato essere suo marito.

La invito personalmente a passare negli ambulatori del mio studio, si presenta: ”Sono Nicole”.

E’ una donna sulla cinquantina raffinata ma dall’aria vagamente sconfortata.

Dopo aver chiesto come mai mi avessero cercato, capisco che la sua problematica orale ha provato profondamente la paziente.

La invito ad accomodarsi sulla poltrona e comincio la visita con l’ispezione del volto e della bocca: un disastro! (Fig.1).

Labbra collassate, linea del sorriso invertita, ricostruzioni dentali fatte con pasta scadente di colori diversi, retrazioni gengivali.

La cosa più grave era la mancanza di osso nei settori posteriori.

Tutto drasticamente confermato dagli esami radiografici.

Nicole, mi guarda negli occhi e mi dice, “So già che mi consiglia di togliere i pochi denti che mi restano ed al loro posto in 24 ore mi posiziona 4 impianti e mi attacca una protesi”.

Capisco da questa risposta che non sono il primo medico specialista o dentista che ha interessato per la sua problematica, poiché adoperava terminologie non comuni per un paziente.

Nella fattispecie si stava riferendo ad una metodica nota, detta All on four®.

Ma questo non era il caso corretto, me ne accorsi immediatamente.

C’è qualcosa in fondo al suo sorriso che, nonostante la violenza subita da chi l’ha “curata” curata prima di me, brilla in superficie, traspare ai miei occhi.

Faccio una piccola digressione:

Spesso si tende a pensare che il mio lavoro sia “mettere a posto i denti” o comunque il viso nella sua completezza.

Sbagliato:

Il mio lavoro è risolvere un problema alle persone.

Ovviamente quando ci sono problematiche serie – come in questo caso – che vanno risolte tramite chirurgia, c’è poco da scherzare ed il fattore tecnico è fondamentale.

Ma i pazienti che si rivolgono a me, lo fanno quasi sempre perché vogliono essere più sicuri di se stessi.

Vorrebbero tutti poter sfoderare il loro miglior sorriso ogni volta che ne hanno possibilità.

Invece, problematiche di carattere orale, la totalità delle volte fanno sì che le persone evitino di uscire in gruppo, che ci siano problemi addirittura con il proprio partner, a causa del continuo disagio di avere una bocca non a posto.

Se io riesco a mettere a posto la loro bocca in modo definitivo, allora ho vinto.

Ed è per questo che amo il mio lavoro.

Capita spesso che io vada anche controcorrente, più volte contro i miei stessi interessi, perché – a fronte anche di un guadagno più sostanzioso da parte mia – non farei i reali interessi del paziente.

Tornando a Nicole, infatti, Le rispondo che certamente la metodica dei quattro impianti sarebbe rapida, economica, più comoda per lei ma soprattutto per me.

Le spiego però che ci sarebbe un’altra strada.

“Nel suo caso estrarre i denti, anche se malandati, equivale ad una mutilazione vera e propria;

questo per sostituire tutto con una protesi artificiale.

Posso progettare un sorriso nuovo, salvando i suoi denti e ricostruendo l’osso e la gengiva”.

Mi guarda incredula e la rinvio ad un secondo appuntamento per mostrarle il mio progetto estetico (Fig.2).

Lo guarda stupita e subito mi invita ad iniziare i lavori.

Le fasi ricostruttive e di recupero si susseguono in maniera rapida ed indolore anche grazie all‘impiego del laser e della ricostruzione protesica 3D (Fig.3).

Morale della favola: I suoi denti vengono salvati e rivestiti con delle faccette in porcellana integrale ultra-sottili come delle lenti a contatto per occhi (Fig4).

Il risultato finale (Fig. 5) supera ogni sua aspettativa, estetica, funzionalità, sensibilità.

Quel sorriso ora sì che è da star e vederlo stampato sul suo viso la rende radiosa.

Una sua sola parola appaga tutti i miei sforzi ed il mio impegno, “Grazie”.

La sua bellezza ora è piena e completa.

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, il sorriso ne è il riflesso.

Credo che sia tutto vero per Nicole.

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